Una gola è il luogo dove fiume e montagna lavorano l’uno contro l’altra, e il sentiero passa esattamente in mezzo.
Il passaggio dalla valle al crinale è ciò che rende impegnativo questo terreno. Il dislivello non si accumula dolcemente ma a strappi, con tratti in cui si usano le mani quanto le gambe.
Una salita a strappi chiede un’altra testa
Una salita regolare, per quanto lunga, è psicologicamente semplice: si trova un ritmo e lo si tiene. Una salita a strappi non lo permette. Quindici minuti di sentiero dolce, poi centocinquanta metri di dislivello in un colpo, poi di nuovo piano. Ogni volta il corpo deve passare da un regime all’altro, e ognuno di quei passaggi costa.
Un corridore esperto rinuncia in partenza a correre i tratti più ripidi. Camminare veloce in pendenza, con le mani sulle cosce, consuma sensibilmente meno ossigeno che correre, e la differenza di velocità è piccola. Non è resa, è aritmetica, e i professionisti della corsa in montagna lo fanno apertamente.
Ciò che non si deve fare è correre il tratto ripido e poi fermarsi a riprendere fiato. Fermarsi in salita è la cosa più costosa nel trail: il battito scende, i muscoli si raffreddano, e ripartire richiede un nuovo pagamento.
Il caldo è il vero avversario
La roccia trattiene il calore e lo restituisce verso l’alto, così nella gola fa spesso sensibilmente più caldo di quanto suggerisca il termometro in città. In più una gola ripara dal vento, e senza aria in movimento il sudore non evapora, così il raffreddamento del corpo si ferma proprio quando servirebbe di più.
L’acqua si porta per tutta la salita, non per metà. Una regola pratica col caldo è mezzo litro-un litro all’ora, con un po’ di sale: la sola acqua, con sudorazione prolungata, diluisce gli elettroliti e crea un problema nuovo invece di risolvere il vecchio. Pastiglie, sale nella bevanda o uno snack salato; la forma è indifferente.
Un cappellino e una maglia sottile a maniche lunghe suonano controintuitivi col caldo, ma funzionano: una spalla coperta si scalda meno di una nuda, e un tessuto chiaro che riflette il sole vale più di tutta l’ombra che il crinale non ha.

Mani, bastoncini e tecnica sulla roccia
I tratti in cui si usano le mani quanto le gambe non sono arrampicata, ma richiedono attenzione. La regola di base sono tre punti d’appoggio — due piedi e una mano, o due mani e un piede — e si muove solo uno per volta.
I bastoncini sono un vantaggio serio su questo terreno in salita e nelle discese lunghe, e un intralcio nei tratti tecnici dove servono le mani. Per questo esistono quelli pieghevoli, e per questo vale la pena esercitarsi a riporli camminando. Chi ripone i bastoncini per la prima volta in piena gara perde più di quanto i bastoncini gli abbiano dato.
In discesa su roccia l’intuizione è al contrario: si va più piano accorciando il passo, non frenando. Frenare di tallone su pietrisco è il modo più rapido di finire sulla schiena.
Che cosa si porta e che cosa resta a casa
Per una salita lunga nella gola il minimo è acqua, qualcosa da mangiare, una giacca antivento sottile e il telefono. Il tempo sul crinale può cambiare in fretta, e in una giornata coperta la differenza tra valle e cima arriva a dieci gradi.
Ciò che non si porta è tutto il resto. Ogni chilo in più sulla schiena è un chilo che sale ottocento metri. Il modo migliore è pesare lo zaino prima di partire: il numero di solito sorprende.

La ricompensa, e perché non è il punto
La ricompensa è la vista dal crinale, ed è uno dei rari casi in cui il luogo comune regge. Ma per la gara non è quello il punto: il punto è arrivare lassù con forza sufficiente per ciò che segue.
In 4 Elements dopo la corsa vengono aria, bici e fiume, e ognuna di quelle tappe riscuote ciò che la precedente ha mangiato. Chi sul crinale ha speso l’ultimo, ha lasciato alla squadra tre discipline di debito.
I percorsi ufficiali, i punti acqua e i posti di sicurezza saranno pubblicati una volta confermati.



