Una montagna su cui si vola bene non è una montagna che perdona. Lo Stolovi offre condizioni, ma pretende che siano lette prima di aprire la vela.
Una giornata estiva sullo Stolovi segue un ritmo riconoscibile. Il mattino è calmo e tecnicamente il più semplice. Verso mezzogiorno il terreno si scalda e la termica diventa utilizzabile, e insieme nervosa. Il tardo pomeriggio calma l’aria e riporta condizioni di volo tranquillo.
Una giornata in tre parti
La finestra del mattino serve per imparare e per voli tranquilli. L’aria è stabile, le ascendenze deboli o assenti, tutto accade lentamente. Per un pilota in formazione è la parte migliore della giornata; per chi cerca quota, no.
Metà giornata è l’opposto. Il sole scalda i pendii e questi rilasciano il calore in bolle: sono le termiche. Portano su, ma arrivano in modo irregolare, così la vela entra ed esce dall’ascendenza, e la sensazione è di colpi laterali.
Il tardo pomeriggio è la parte più bella della giornata per volare. La termica si attenua ma l’aria è ancora calda e risale il pendio, così i voli sono lunghi e tranquilli. È anche il momento in cui si fotografa di più, e non è un caso.
La cosa più difficile da imparare è quando non si vola. Il passaggio dal regime del mattino a quello di mezzogiorno può essere brusco, e il momento peggiore per decollare è proprio quella transizione: quando l’aria già lavora e sembra ancora calma.
Il vento di valle è il vero esame
La massima attenzione la richiede il vento di valle. La gola dell’Ibar incanala il flusso, così può essere piacevole al decollo e del tutto diverso cento metri più in basso. Per questo la valutazione non si fa mai solo al decollo.
Una gola funziona come un imbuto: la stessa aria che scorre moderata sulla pianura aperta accelera in un passaggio stretto. La conseguenza è che la velocità del vento in valle può essere sensibilmente maggiore che in quota, e che la direzione cambia con l’altezza.
In pratica lo si legge da più punti: il fumo, la polvere su una strada, l’ondeggiare dell’erba e dell’acqua, il movimento delle nuvole. Chi guarda solo la manica a vento al decollo vede metà del quadro.
Esiste anche una regola valida ovunque ci sia una valle: nel dubbio si guarda l’atterraggio. Le condizioni dove il volo finisce pesano più di quelle dove comincia.

Decolli: corti, erbosi, senza seconda occasione
I decolli sul crinale sono erbosi e corti, il che significa che la tecnica deve essere pulita: non c’è spazio per un secondo tentativo. Alla maggior parte dei siti si arriva in auto; il resto si porta a piedi.
Un decollo corto significa che la vela deve salire dritta al primo colpo. Una vela alzata storta si corregge camminando su un pendio lungo; qui si interrompe e si ricomincia, e quella è una finestra persa in condizioni che continuano a cambiare.
Per questo la preparazione si fa senza fretta: vela stesa ad arco, fili districati e controllati in ordine, fibbie chiuse, casco ed emergenza verificati. Chi salta questa parte perché qualcuno aspetta commette un errore che non si vede finché non è tardi.
Per lo stesso motivo al decollo non si sta in gruppo. Una vela che un altro alza nel momento sbagliato può trascinare la tua, ed è uno degli incidenti più frequenti nei siti frequentati.
Che cosa porta un pilota
Il corredo di base è chiaro: una vela adatta al livello del pilota, un’emergenza revisionata, casco, imbrago con protezione dorsale e radio se si vola in gruppo. In più vario e GPS, perché stimare la quota a occhio non è stimare.
L’abbigliamento viene regolarmente sottovalutato. A mille metri fa sensibilmente più freddo che al decollo, e un pilota che trema decide male. Guanti e uno strato antivento sono attrezzatura di sicurezza, non comfort.
E senza eccezioni: telefono carico, un piano di volo noto a qualcuno che resta a terra, e un orario concordato per farsi vivi. Costa meno di qualsiasi ricerca.

Che cosa non è ancora pubblicato
Tutto questo descrive caratteristiche generali del terreno. I punti ufficiali di decollo e atterraggio della gara saranno pubblicati una volta confermati, con data e indicazione di versione, e fino ad allora nulla di ciò va inteso come percorso.



