C’è in ogni salita un momento in cui si comincia a rimettere in discussione tutte le proprie scelte di vita. Sullo Stolovi quel momento arriva presto e resta.
Prima la buona notizia: lassù è davvero bello. La cattiva: lo si scopre solo dopo. La salita è lunga quanto basta per litigare con sé stessi, riconciliarsi e ricominciare.
Fase uno: ottimismo
I primi venti minuti sono sempre splendidi. Fa fresco, le gambe girano, e viene il sospetto di essere finalmente in forma. È la parte più pericolosa dell’uscita, perché lì si prendono tutte le decisioni sbagliate; per esempio restare su un rapporto duro «finché va».
I più esperti riconoscono questa fase e la ignorano di proposito. Partono più piano di quanto potrebbero, con un rapporto agile, e si fanno superare da chi tra quaranta minuti riposerà all’ombra spiegando che «oggi non gira».
Fase due: trattativa
Da qualche parte a metà comincia la trattativa. Prima con sé stessi («fino a quel faggio, poi pausa»), poi con la bici («forse è il cambio»), poi con la geografia in generale («chi ha deciso che la montagna passasse di qui»).
Tecnicamente è il momento in cui il corpo passa da un regime all’altro e lo zucchero della colazione si esaurisce. Si risolve mangiando prima di averne bisogno: un sorso e un boccone ogni venti minuti, invece di un pasto grande quando già si spengono le luci.
Scherzi a parte, questo è davvero l’errore amatoriale più diffuso. La fame in bici non arriva gradualmente, arriva come un muro, e dietro quel muro non c’è recupero rapido.

Il Goč è l’ospite più gentile
Le strade forestali sono larghe, il fondo più morbido, e c’è una possibilità concreta di arrivare in cima senza che qualcuno spieghi che questa è «la parte facile». La pendenza è più regolare, il ritmo si tiene meglio, e c’è ombra quasi tutto il giorno.
Per il lavoro di resistenza il Goč è più generoso, perché consente di pedalare a lungo senza interruzioni tecniche. Per la tecnica è meglio lo Stolovi, perché costringe a decidere ogni pochi metri.
Sul serio: perché la combinazione va bene per una gara
Lo Stolovi porta dislivello e tratti tecnici di roccia e radici; il Goč porta i trasferimenti veloci in cui si recupera tempo. Chi distribuisce bene lo sforzo qui guadagna minuti.
Per questo un terreno così separa i corridori meglio di qualsiasi circuito pianeggiante. In pianura vince il più forte; qui vince chi ha valutato meglio quanto spendere, e dove.
Per una gara a squadre significa una cosa in più: il ciclista non corre per sé. Cinque minuti guadagnati in discesa non valgono nulla se si arriva al cambio con gambe che non reggono più.

In pratica, se salite
Acqua: più di quanta pensiate di averne bisogno. Sempre. Lassù sullo Stolovi non c’è dove rifornirsi, e col caldo due litri finiscono più in fretta di quanto sembri.
Meteo: controllate le previsioni della montagna, non della città. La differenza di temperatura è spesso di cinque-dieci gradi, e un temporale da un crinale si vede tardi.
Visibilità e orientamento: mappa scaricata sul telefono e batteria carica. Le strade forestali si somigliano, e nel bosco fa buio un’ora prima che in città.
I percorsi ufficiali saranno pubblicati una volta confermati. Fino ad allora, se salite sullo Stolovi, portate più acqua di quanta pensiate di averne bisogno. L’abbiamo già detto, e lo ripeteremo.



